Il grande androne d'entrata del ministero era un salone di dimensioni
considerevoli, perfettamente attrezzato per consentire ai maghi di
arrivarvi come preferivano.
Circolare in pianta dava l'accesso tramite uno scalone al piano nobile
dell'edifico, da cui continuava una larga scala circolare che seguiva
lo sviluppo verticale della stanza aprendosi a come un cono
rovesciato, la scala serviva da collegamento fra i vari piani e le
relative specializzazioni fino alla grande copertura a vetri della
sala.
L'androne circolare era diviso sostanzialmente i quattro quadranti,
uno era occupato dallo scalone d'accesso al piano nobile, uno
dall'ingresso pedonale all'edificio, da cui i maghi potevano accedere
pronunciando la parola "magia" mentre entravano in una qualsiasi porta
che danno su Piazza Gioacchino Belli, o semplicemente passando accanto
alla statua del poeta posta nella medesima piazza e sfiorandola
dicendo la stesse parola.
Sulla piazza che affacciava sul lungotevere era posto un'incantesimo
che impediva ai babbani di vedere i maghi sparire nel nulla.
La restante metà dell'androne era occupata da un enorme camino che
consentiva anche a grandi quantità di persone di accedere
contemporaneamente agli ambienti del ministero, e da tutta una serie
di porte e corridoi che davano su ambienti di servizi ed ai laboratori
e magazzini sotterranei, al centro della sala era posta una strana
composizione di statue, singolare perchè a memoria di mago nessuno
ricorda di averle viste nella stessa posizione, tipo o quantità per
due giorni di fila, pare per uno scherzo dell'autore nei confronti del
ministero, fatto sta finchè non se ne andranno in giro nessuno si
preoccuperà di scoprire perchè si comportino così.
Mingozzi sta aspettando che qualcuno dei convocati arrivasse
comodamente seduto al bar che si trovava sulla balconata che dal piano
nobile dava sull'androne, nel frattempo attentando clamorosamente alla
sua linea con la complicità del banco paste del locale, in quel
momento arrivò Serini con una pergamena.
"Signore, fino ad ora solo cinque candidati hanno risposto alla
lettera di convocazione, ho qui i nomi" e passò la pergamena al
ministro.
Scorrendo i nomi della lista Mingozzi sbarrò gli occhi e si lasciò
sfuggire
"Magnifico, finora i più problematici hanno accettato... pazienza,
aspettiamo che arrivino..."
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Chironea uscì dal caminetto con facilità: quando aveva risposto alla lettera
ministeriale aveva dimenticato le dimensioni del focolare. Si sferzò i fianchi con la coda e si passò le mani sulla delicata giacca dai riflessi opalescenti con il collo alla coreana che le avvolgeva il torso umano, cercando di liberarsi di quanta più cenere possibile. Quando ritenne di essere presentabile, la giumenta si guardò intorno: non vide nessuno che riconosceva quindi si avvicinò con interesse al gruppo di statue. Ammirò la tecnica che le aveva prodotte aguzzando gli occhi per distinguere le leggere tracce dello scalpello.
Per un gioco sciocco fissò il volto delle statue, aveva sentito dire che le statue a volte muovevano anche gli occhi. In quanto esperta di arte magica, non voleva credere a superstizioni simili ma non aveva granché da fare…
Dopo un paio di minuti smise questa futile attività, sentendosi un po' in mezzo
quindi si voltò nel secondo esatto in cui una statua le fece l'occhiolino. Inconsapevole del gesto, la centauro decise di ritirarsi in un angolo a leggere il giornale che le era stato consegnato quella mattina. Mentre voltava le pagine per arrivare all'inserto culturale si guardò intorno:
"Ma non mi stavano aspettando?" pensò prima di immergersi nella lettura di un
sarcastico articolo sulle teorie babbane sui cerchi magici…
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Scandone entrò nell'atrio dall'ingresso pedonale. Si era
materializzato dal suo ufficio in un locale babbano "mage-friendly"
che stava su piazza Belli in cui molti maghi che lavoravano al
ministero spesso andavano a pranzo, e da lì aveva raggiunto l'ingresso
principale. Si soffermò a guardare una delle statue della composizione
centrale.
"Un'altra volta?" mormorò stupito nel vedere di nuovo lì il famoso
leone che appare e scompare dalle scalinate della chiesa di San
Francesco in Piazza Plebiscito a Napoli e che per molti babbani resta
un mistero a metà tra la leggenda metropolitana e la barzelletta.
Individuò subito la sua amica centauro (una creatura magica alta due
metri e un passero non passa inosservata nemmeno al ministero della
magia italiano, specie se indossa giacche come le sue...) e le si
avvicinò salutandola.
"Chironea, come va? Risolto il problema del fratello del Sindaco?"
chiese alludendo al tizio che feriva o uccideva gli animali per
diporto nel paese vicino alla casa della Centaura - tra gli altri
anche il suo gufo Basile.
Chironea ridacchio. "E quando?"
"Sei qui per una conferenza, un patrocinio o hai saputo della
riapertura del Fulcanelli?"
La centaura gli mostrò la lettera del Ministro e Pasquale sorrise:
"Bene, collega! Finalmente avremo occasione di lavorare di nuovo
assieme. Era dalla mostra su Flamel che non ne avevamo occasione..."
"Eh già... ma spero che trascorreremo meno nottate insonni di
allora..." rispose lei ricordando con un brivido le ore di sonno perse
a catalogare i reperti, a scrivere le didascalie per le targhette e a
mettere d'accordo le varie commissioni scientifiche per organizzare la
mostra di quattro anni prima. "Ma pensavo che ci aspettassero... il
Ministro dov'è?"
Pasquale si guardò attorno e poi sbirciò ai piani superiori: "Non è
quello al bar?"
"Non lo so, non lo vedo bene..."
"Vabbe', andiamoci lo stesso, alle brutte ti offro un caffé o un succo
di qualcosa..."
--
Prof. Pasquale Scandone
Esperto di Pozioni e Alchimia
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Un impeccabile gessato grigio, con all'occhiello un giallissimo fiore
di tarassaco, si avvicinò incuriosito verso le statue al centro della
sala. Al suo interno un ometto sulla cinquantina con i capelli
brizzolati, tenuti insieme da una discreta quantità di brillantina, e
con le scarpe di vernice nera, faceva distrattamente volteggiare un
bastone da passeggio di legno chiaro e nodoso. Dietro di lui, a breve
distanza, due valigie e alcune pesanti casse di legno sballonzolarono
sistemandosi ordinatamente al suolo.
L'uomo nasò l'aria per qualche secondo ed esclamò: "Un equino
dev'essere passato da poco..." Poi si voltò ad osservare il resto
della grande sala cercando di scorgere, oltre a eventuali equini,
anche volti conosciuti.
Molto tranquillamente, e con uno smagliante sorriso sulle labbra
sottili, si avvicinò alle poltroncine del bar.
"Cari amici... che piacere rivedervi dopo così tanto tempo!"
Abbracciò con trasporto il ministro, ancora imbiancato dallo zucchero
a velo delle paste. Diede una portentosa pacca sulle spalle al
segretario Serini, quindi, rivolgendosi al professore di pozioni,
"Sempre in forma, caro Pasquale..." Ma i suoi occhi erano tutti per il
centauro che lo guardava con un'aria lievemente sospettosa.
Il professor Scandone lo salutò. "Giubby, benvenuto... come mai così
presto?"
"Sono partito subito, appena ricevuta la lettera," e così detto
estrasse da un taschino interno la pergamena arrivata al suo capezzale
pochi giorni prima, sventolandola in aria con espressione compiaciuta,
"...ma non pensavo di fare così in fretta... volevo farmi traghettare
dalle foche monache ma arrivato sulla spiaggia di Cala Luna ho
incontrato un Felicottero che si è gentilmente offerto di darmi un
passaggio fino all'idroscalo di Ostia... da lì è stato semplicissimo
risalire il fiume". Con un gesto istintivo si infilò un mignolo in
un'orecchio per grattarsi e quando lo tolse, con un rumore simile a
una bottiglia di spumante appena stappata, ne sgorgò un fiotto di
acqua marroncina che si schiantò sullo schienale di una poltroncina,
fortunatamente vuota. "Oops... pulisco subito... oh, toh! Un girino!
Questo può sempre tornarmi utile", e si infilò nuovamente il cucciolo
di anfibio nell'orecchio.
"Ma, cari amici... vi prego di introdurmi a questa Dama".
Sogghignando, il ministro Mingozzi disse: "Giubby, ti presento
Chironea, la nostra centauro che insegnerà storia dell'Arte Magica".
..."Chironea, che meraviglioso esemplare", disse allungando un braccio
in alto per poter baciare la mano della giumenta che, un pò
recalcitrante ma con assoluta eleganza, rispose al saluto.
Strofinandosi con impazienza le mani, aggiunse:
"Allora... quando si comincia?"
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D'improvviso gli astanti sobbalzarono vedendo un uomo vestito da pilota della
prima guerra mondiale irrompere dal caminetto in un'esplosione di fiamme verdi e
volare fino al soffitto di vetro apparentemente sostenuto dal niente anche se alcuni videro l'enorme cavallo nero alato che galoppava frenetico nell'aria. Il pilota strattonò bruscamente le redini e il cavallo si bloccò a 10 cm dal cristallo lucente per poi gettarsi in picchiata verso la balconata del bar.
Atterrò delicatamente poi l'uomo fece il saluto militare dicendo.
-Otto von Richthofen a rapporto. Chiedo il permesso di appontare Herr minister.-
Sguardi vacui seguirono costringendolo a specificare:
-Voglio scendere, signore.-
Mingozzi fece cenno esplicito di venir giù con l'indice quindi il pilota scese
di sella con un balzo porgendo una polpetta nella mano tesa che venne sbranata dal niente:
-Brava, Iella Sky.- poi mosse la bacchetta chiamando a se la propria scopa che
attendeva a poca distanza. Svolti i suoi doveri, si voltò verso i propri colleghi e si
avvicinò a braccia aperte vero il professore di pozioni:
-Herr Scandone, che piacere conoscerla! Ho letto tanti suoi articoli…-
poi, senza dargli il tempo di rispondere, si voltò verso il professore di cura
delle creature magiche:
-Non ho il piacere di conoscerla mein herr.-
-Giuseppe Brachisio Barranca.-
Dopo una poderosa stretta di mano, l'occhio del pilota cadde, non
sorprendentemente, sulla centauro che era intenta a "presentarsi" a Iella Sky.
-E che nome ha questa splendida fräulein?-
-Sono Chironea. Piacere.- disse la giumenta porgendogli la mano ma il pilota
mosse la bacchetta:
-Orchis!- disse facendo apparire un grosso mazzo di rose rosse. Lo porse con uno
stravagante inchino dicendo:
-Per lei, splendida centauro dagli occhi verdi.-
Sorrise alla sua espressione confusa, si asciugò la fronte per la fatica e quasi
crollando sul bancone alzò stancamente un dito bofonchiando:
-Un caffè. Grazie.-
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Leonardo la mattina della riunione si alzo piuttosto presto per poter
consultare le ultime stelle della notte circa il risultato di quel
conclave.
Ritornato da quell'osservazione con espressione piuttosto allegra
stampata sul volto si sedette a tavola per consumare una leggera
colazione.
"Speriamo che almeno il pranzo sia all'altezza con quello che tentano
tutti gli anni di farmi pagare di tasse...."
Andò nel suo armadio, prese l'abito da cerimonia che aveva deciso di
indossare per l'occasione, una tunica lunga blu scuro con ricamata la
rosa nera sul petto, fermata in vita da una cintura in "oro" e
"zaffiri" trovata d'occasione durante un viaggio in sud america,
affranco alla cinta il sacchetto di seta contenente le sue rune e si
avvicinò al focolare.
Prese una manciata di polvere verde la getto nel camino e la segui.
Apparve all'interno del focolare del ministero e si guardò in giro.
le statue erano esattamente come le aveva viste nella sua visione
mattutina. Alzò gli ovvhi verso il piano nobile dove vide il ministro
inpegnato nella sua colazione. "sempre il solito" penso.
Poco dopo arrivò anche una bellissima centaura.
"I miei rispetti domina" salutò "anche voi qui per il Fulcanelli"
Detto questo senza attendere risposta le prese la mano la baciò.
"Leonardo de' Vincei dell'ordine della ROSA NERA per servirla"
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Dall'ingresso pedonale entro accompagnandosi con un bastone un uomo di
corporatura media, avvolto in un lungo cappotto scuro e con un'aria
annoiata, appena dentro si tolse il cappello a larghe falde e si
allargò la lunga sciarpa colorata fatta a maglia.
Riposto in tasca un biglietto dei trasporti babbani si apprestò a
guardarsi attorno cercando un qualche personale di accoglienza, poi lo
sguardo gli cadde sul bar dell'androne e sulla serie di personaggi che
vi si attestava.
Con passo spedito e un pò rigido a causa di un dolore alla gamba
destra che tornava regolarmente a farsi sentire ad ogni cambio di
tempo, ricordo di un esperimento di anni prima che tendeva a
minimizzare semplicemente affermando.
"Certi tipi di legno ed il pelo di chimera non vanno d'accordo"
Per ovviare al problema ormai era uso aiutarsi con un bastone decorato
con pomelli di vari materiali, che cambiava a seconda del gusto
personale del momento, attualmente faceva bella mostra di se un pomo
d'ambra finemente scolpito, di probabile fattura polacca.
Superato lo scalone d'accesso si avvicinava ad ampie falcate al bar
dove intravide il Ministro intento a chiacchierare con quelli che
dovevano essere i suoi futuri colleghi, vide anche Serini, che
impallidì al ricordo di quando era suo assistente per l'ufficio
Abilitazione Artefatti.
"Buongiorno Mingozzi" non l'avrebbe mai chiamato ministro e l'aveva
detto espressamente all'interessato nel gufogramma con gli auguri per
la nomina.
"Buongiorno a lei Professor Giano" rispose il ministro "Conosce i
suoi futuri colleghi?"
"Si, qualcuno di loro, buongiorno a tutti signori, fanno ancora il
cappuccino con la crema di caffè e quelle gustose romane qui?"
Detto questo si avviò al bancone del locale.
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